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La vicenda del Monte dei Paschi di Siena: un aggiornamento doveroso

Il quadro finale dei reati contestati per le vicende del Monte dei Paschi di Siena si legge nel pezzo del Sole24ore apparso in data 16 febbraio, qui sotto riportato per intero , a firma di Sara Monaci.

Forse varrebbe la pena di rileggere tutta la stampa e la pubblicistica del momento, rivedere le trasmissioni televisive, i talkshow, pesare le parole dei tanti opinionisti, le considerazioni sul sistema bancario, i linciaggi morali e politici, le aggressioni strumentali, le vigliaccate ordite per altri fini e scopi, le ingiurie corse per discreditare la città, la Toscana, insomma le angherie subite dai dipendenti, dai dirigenti sulla malagestio finalizzata a chissa’ quali scopi e finalità.  Naturalmente ora nessuno più ne parla.
C’è da domandarsi: hanno fatto più danno i dirigenti rinviati a giudizio per le incaute operazioni gestionali che non arricchirono nessun se non il venditore della banca acquistata e la banca che si prestò per l’operazione di maquillage del Bilancio o la canea delle opinioni che si scatenò in argomentazioni che nessuna pertinenza avevano con il fatto specifico ? una incauta operazione strategica costata più di quanto non dovesse, con perdite di bilancio  mascherate che hanno dato luogo a due capi di imputazione specifici, il falso in bilancio e l’ostacolo di vigilanza, ed all’aggiotaggio come evento esterno alla banca ?

Tutti i giornali ed i giornalisti che firmarono i pezzi forse dovrebbero rivedere in gran parte le loro opinioni e ridimensionare la vicenda nei termini in cui ebbe a verificarsi e per la quale scrissi alcune note su questo Blog in tempi non sospetti.

Http://www.quotidiano.ilsole24ore.com/ del 18 febbraio 2016

“Inchiesta Mps, il Pm chiede il processo per gli ex vertici” Chiesto il giudizio a Milano per Vigni, Mussari e altri 11 indagati

MILANO Dopo un mese dalla chiusura delle indagini, arriva la richiesta dei procuratori di Milano per la maxi inchiesta sul Monte dei paschi di Siena, avviata a Siena e poi trasferiti alla procura meneghina. I pm Giordano Baggio, Stefano Civardi e Mauro Clerici chiedono il rinvio a giudizio per 13 indagati, tra cui l’ex presidente Giuseppe Mussari e l’ex dg Antonio Vigni, oltre all’ex responsabile finanziario Gianluca Baldassarri e all’ex capo dell’area finanza Daniele Pirondini.

I reati ipotizzati dalle indagini, condotte dal nucleo di Polizia Valutaria della Gdf, sono il falso in bilancio, l’aggiotaggio (motivo per cui l’inchiesta è stata trasferita a Milano) e l’ostacolo alla vigilanza relativamente ai contratti derivati Santorini (sottoscritto con Deutsche Bank), Alexandria (con Nomura), Chianti Classico, Nota Italia e l’operazione Fresh 2008 – quella che rese possibile l’aumento di capitale per l’acquisto di Banca Antonveneta nel 2008.

A Milano dunque i fascicoli che risultavano prima separati – quello sui prodotti derivati e quello sull’acquisto di Antonveneta – sono stati riuniti in un unico dossier, con reati equiparabili. Il conto dei derivati, per gli inquirenti, è salato per Mps, che ha dovuto occultare 1,5 miliardi di perdite.

Nell’elenco degli indagati compaiono anche manager che risiedono a Londra, tra cui Raffaele Ricci, responsabile delle vendite per l’Europa e il Medio Oriente di Nomura, a cui viene attribuita la paternità del derivato Alexandria, concepito prima nell’istituto di credito Dresdner e poi rinegoziato una volta entrato nella banca giapponese. Ci sono anche Sayeed Sadeq, ex ceo di Nomura; Ivor Scott Dunbar, ex manager di Deutsche Bank e, in base alla legge 231 sulla responsabilità amministrativa, anche i tre istituti di credito coinvolti, Mps, Deutsche Bank e Nomura.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti i derivati sono serviti a camuffare le perdite reali, che nel 2008 erano pari a 645,3 milioni e nel 2009 pari a 362,4 milioni. Poi nel 2010 gli utili dichiarati erano stati 1,3 milioni a fronte di 781,3 milioni reali, mentre nel 2011 ci furono 6 milioni di perdite. Si sottolinea «l’errata contabilizzazione nei prospetti 2008-2012» di Alexandria, Santorini e Nota Italia, che avrebbero dovute essere calcolati a saldi chiusi.Per quanto riguarda la vendita di Fresh (obbligazioni convertibili in azioni), rimane l’impianto di indagine già evidenziato dai procuratori senesi e dal nucleo Valutario, 3 anni fa: l’operazione servì a “simulare” un aumento di capitale mentre invece si sarebbe trattato, in realtà, di un debito. «Non venivano descritti in modo compiuto i Fresh 2008 e non erano descritti i totale return swap sottoscritti da Fondazione Mps (allora azionista di controllo di Mps, ndr) e con i quali l’ente sottoscriveva indirettamente i Fresh 2008 per un ammontare pari a 490 milioni, lasciando intendere che i prodotti erano stati collocati solo con qualità creditizie». Il collocamento era stato realizzato da Jp Morgan.La procura di Milano ha riunito tutto in un unico fascicolo con un filo logico: i derivati sarebbero serviti a nascondere (e quindi aggravare) il crollo di liquidità a seguito all’acquisizione di Antonveneta da parte dell’istituto senese, costata 9 miliardi, a cui si sono aggiunti 8 miliardi di finanziamenti per la normale attività bancaria presi in prestito da Abn Amro, proprietaria di Antonveneta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA Sara Monaci

Chi vuole approfondire le ragioni di questo pezzo non ha che da aprire il link qui di seguito nel quale sono stati recuperati parte dei titoli di stampa e le considerazioni giornalistiche per le quali mai basterà il richiamo di “ECO” che nel suo penultimo libro ANNO ZERO tracciava della stampa e dei quotidiani un quadro non esaltante,  stampa che non sempre fa buona informazione specie se ordita per altre finalità ed incapace spesso di distinguere tra ” fatti ed opinioni”.

La Vicenda del Monte dei Paschi di Siena



 
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La vicenda del Monte dei Paschi: un aggiornamento doveroso

 

Questo il quadro finale dei reati contestati per le vicende del Monte dei Paschi di Siena. ( leggi il pezzo del sole 24 ore apparso in data 16 febbraio, qui sotto riportato per intero )

Forse varrebbe la pena di rileggere tutta la stampa e la pubblicistica del momento, rivedere le trasmissioni televisive, i talkshow, pesare le parole dei tanti opinionisti, le considerazioni sul sistema bancario, i linciaggi morali e politici, le aggressioni strumentali, le vigliaccate ordite per altri fini e scopi, le ingiurie corse per discreditare la città, la Toscana insomma le angherie subite dai dipendenti, dai dirigenti sulla malagestio finalizzata a chissa’ quali scopi e finalità.  Naturalmente ora nessuno più ne parla.

La domanda è la seguente: hanno fatto più danno i dirigenti rinviati a giudizio per le incaute operazioni gestionali che non arricchirono nessun se non il venditore della banca acquistata e la banca che si prestò per l’operazione di maquillage del Bilancio o la canea delle opinioni che si scatenò in argomentazioni che nessuna pertinenza avevano con il fatto specifico: una incauta operazione strategica costata più di quanto non dovesse con perdite di bilancio poi mascherate hanno dato luogo a due capi di imputazione specifici, il falso in bilancio e l’ostacolo di vigilanza.?

Tutti i giornali ed i giornalisti che firmarono i pezzi forse dovrebbero rivedere alcune loro opinioni e ridimensionare la vicenda nei termini in cui ebbe a verificarsi e per la quale scrissi alcune note su questo Blog in tempi non sospetti.

 

Http://www.quotidiano.ilsole24ore.com/ del 18 febbraio 2016

“Inchiesta Mps, il Pm chiede il processo per gli ex vertici” Chiesto il giudizio a Milano per Vigni, Mussari e altri 11 indagati

MILANO
Dopo un mese dalla chiusura delle indagini, arriva la richiesta dei procuratori di Milano per la maxi inchiesta sul Monte dei paschi di Siena, avviata a Siena e poi trasferiti alla procura meneghina. I pm Giordano Baggio, Stefano Civardi e Mauro Clerici chiedono il rinvio a giudizio per 13 indagati, tra cui l’ex presidente Giuseppe Mussari e l’ex dg Antonio Vigni, oltre all’ex responsabile finanziario Gianluca Baldassarri e all’ex capo dell’area finanza Daniele Pirondini.


I reati ipotizzati dalle indagini, condotte dal nucleo di Polizia Valutaria della Gdf, sono il falso in bilancio, l’aggiotaggio (motivo per cui l’inchiesta è stata trasferita a Milano) e l’ostacolo alla vigilanza relativamente ai contratti derivati Santorini (sottoscritto con Deutsche Bank), Alexandria (con Nomura), Chianti Classico, Nota Italia e l’operazione Fresh 2008 – quella che rese possibile l’aumento di capitale per l’acquisto di Banca Antonveneta nel 2008. 


A Milano dunque i fascicoli che risultavano prima separati – quello sui prodotti derivati e quello sull’acquisto di Antonveneta – sono stati riuniti in un unico dossier, con reati equiparabili. Il conto dei derivati, per gli inquirenti, è salato per Mps, che ha dovuto occultare 1,5 miliardi di perdite.


Nell’elenco degli indagati compaiono anche manager che risiedono a Londra, tra cui Raffaele Ricci, responsabile delle vendite per l’Europa e il Medio Oriente di Nomura, a cui viene attribuita la paternità del derivato Alexandria, concepito prima nell’istituto di credito Dresdner e poi rinegoziato una volta entrato nella banca giapponese. Ci sono anche Sayeed Sadeq, ex ceo di Nomura; Ivor Scott Dunbar, ex manager di Deutsche Bank e, in base alla legge 231 sulla responsabilità amministrativa, anche i tre istituti di credito coinvolti, Mps, Deutsche Bank e Nomura. 


Secondo la ricostruzione degli inquirenti i derivati sono serviti a camuffare le perdite reali, che nel 2008 erano pari a 645,3 milioni e nel 2009 pari a 362,4 milioni. Poi nel 2010 gli utili dichiarati erano stati 1,3 milioni a fronte di 781,3 milioni reali, mentre nel 2011 ci furono 6 milioni di perdite. Si sottolinea
«l’errata contabilizzazione nei prospetti 2008-2012» di Alexandria, Santorini e Nota Italia, che avrebbero dovute essere calcolati a saldi chiusi.


Per quanto riguarda la vendita di Fresh (obbligazioni convertibili in azioni), rimane l’impianto di indagine già evidenziato dai procuratori senesi e dal nucleo Valutario, 3 anni fa: l’operazione servì a “simulare” un aumento di capitale mentre invece si sarebbe trattato, in realtà, di un debito. «Non venivano descritti in modo compiuto i Fre
sh 2008 e non erano descritti i totale return swap sottoscritti da Fondazione Mps (allora azionista di controllo di Mps, ndr) e con i quali l’ente sottoscriveva indirettamente i Fresh 2008 per un ammontare pari a 490 milioni, lasciando intendere che i prodotti erano stati collocati solo con qualità creditizie». Il collocamento era stato realizzato da Jp Morgan.


La procura di Milano ha riunito tutto in un unico fascicolo con un filo logico: i derivati sarebbero serviti a nascondere (e quindi aggravare) il crollo di liquidità a seguito all’acquisizione di Antonveneta da parte dell’istituto senese, costata 9 miliardi, a cui si sono aggiunti 8 miliardi di finanziamenti per la normale attività bancaria presi in prestito da Abn Amro, proprietaria di Antonveneta. 


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Sara Monaci

 

 

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Sei anni passati “invano”.

Commento ai dati del Supplemento al Bollettino Statistico della Banca d’Italia di Febbraio contenente gli Indicatori monetari e finanziari al 31 12 2012. ( vedi sub link). Confronto di alcune voci con le analoghe al 31 12 2006.

Sei anni passati inutilmente senza crescita e senza aver assorbito neppure il deterioramento nominale della svalutazione, senza inglobare le rendite attese. I dati in molti casi sono addirittura peggiorati. La spiegazione macroeconomica  appartiene agli addetti ai lavori. Qui si fa solo una constatazione che rileva una severa  stasi dell’economia finanziaria che fa il pari con quella dell’economia reale.

 Le voci dei settori Istituzionali riguardano:  Società non finanziarie; Istituzioni finanziarie monetarie; Altri intermediari finanziari; Ausiliari finanziari; Imprese di assicurazione; Amministrazione pubblica: centrale e locale; Enti di Previdenza e assistenza; Famiglie e istituzioni senza scopo di lucro; Resto del Mondo; Totale.

Le voci degli strumenti finanziari sono  : Oro, monete e DSP; biglietti, monete e depositi a vista; altri depositi; titoli a breve termine; titoli a medio e lungo termine; derivati; prestiti a breve termine; prestiti a medio e lungo termine; azioni e altre partecipazioni; riserve tecniche di assicurazione; altri conti e dpositi ; totale

I dati più significativi.

Imprese

Le attività finanziarie del sistema delle imprese diminuiscono complessivamente di € 94 miliardi. La caduta maggiore si ha nelle voci dell’attivo per partecipazioni che passa da 811 del 2006 a 480 del 2012, segno di uno smobilizzo degli investimenti in assets patrimoniali di capitale a fronte di un rallentamento nella riscossione dei crediti che passano da 388  del 2006 a 647 del 2012.

Aumentano di ben 260 miliardi  le passività passate da € miliardi 3151 ( del 30 12 2006) a € miliardi 3411 ( del 30 12 2012).  L’aumento si registra per intero nella voce “altri conti attivi e passivi per crediti commerciali” segno di una maggiore tensione nelle poste debitorie in generale.

Sistema bancario e finanziario

Il sistema bancario e finanziario a fronte di una crescita dell’attivo di € 1461 miliardi vede aumentare il passivo di soli 875€ miliardi. La raccolta tradizionale e di altro genere tende a fermarsi; il deficit di provvista alla data del 31 12 2012 è di ben 526 miliardi. Questa una delle ragioni per le quali il credito bancario diventa sempre più scarso; ragione che si somma alle conseguenze del rigore delle regole sul patrimonio  di Basilea II e di Basilea III.

Un approfondimento della voce fa emergere una crescita di soli 352 miliardi di € dei prestiti a medio e lungo termine, a fronte di quella di soli 242 miliardi nei depositi attivi   , ( riserve di liquidità  mantenute in parcheggio e non impiegate) e di un aumento di 733 € miliardi nei titoli a medio e lungo termine passati da 326 a 1056, parte dei quali destinati all’assorbimento dei titoli del debito pubblico ( per circa 240 miliardi detenuti dalle  banche )

Il sistema bancario, dopo lo schok del 2008 , presenta un deficit di raccolta e mantiene cauta la politica degli impieghi dai quali è più difficile, per numerose ragioni ed in caso di crisi, attivare un rientro rapido cosa invece possibile, anche a rischio di perdite economiche, per i titoli.

Pubblica amministrazione

Naturalmente cresce di ben 469 € miliardi il debito pubblico delle amministrazioni centrali e di 44 miliardi quello delle amministrazioni locali. Una crecita di quasi 100 miliardi all’anno a cagione della voce degli interessi oltre che per la copertura del disavanzo annuo, nonostante manovre fiscali che in soli quattro anni   , periodo 2007/2011,  hanno portato alle casse dello Stato + 326 miliardi. 

C’è da chiedersi ragionevolmente come siano state allocate tante risorse e quali destinazioni abbiano avuto. Se parte di esse si  fosse tradotta in investimenti stabili e produttivi la situazione raccontata sarebbe potuta apparire leggermente diversa.

Settore famiglie ed Istituzioni senza scopo di lucro

Si mantiene stabile, quindi senza crescita, il saldo delle attività finanziarie e dei depositi del settore famiglia e istituzioni senza scopo di lucro, sempre consistente, pari a 3716 (ex 3676),  che  in ogni caso non capitalizza neppure il tasso di svalutazione e della rendita finanziaria;  di converso cresce il dato del debito ora di € miliardi 930 ( ex 680) che , pur mantenendosi tra i più bassi del sistema Europa, aumenta di 250 miliardi di Euro. La crescita si concentra per lo più nella voce prestiti a medio e lungo termine; il che può essere indicativo del ricorso a mutui per l’acquisto di immobili e di case per uso di abitazione.

Assicurazioni ed Enti di Previdenza ed assistenza

Assolutamente piatte le cifre delle attività di € miliardi 568 ( ex 596 ) e delle passività pari a 653 miliardi di € ( ex 650 ), indicative entrambi di una mancata crescita del settore, che esprime il suo grado di concretezza proprio attraverso le cifre della finanza; del tutto insignificanti i valori degli Enti di Previdenza ed assistenza che non superano i 197 miliardi ( attività al 31 12 2012) ex 153 (al 31 12 2006), segno del fatto che poco la Previdenza Privata contribuisce al sostegno del regime pensionistico, diversamente da quanto accade nei restanti paesi dell’OCSE.[1]

Qualche nota di commento a fronte dell’arido linguaggio dei numeri non guasta.

Quali conclusioni, sia pure affrettatamente, si possono trarre ?  Il sistema Italia è fermo non solo nel Pil che ha avuto una decrescita di qualche centinaia di milardi nell’ultimo decennio ; lo è anche  in tutti i dati di caratterizzazione delle dinamiche economiche cosi come nella produttività, nell’efficienza ed altro.

Non crescono del pari  i dati derivati della finanza apparsi discosti da quelli di altri paesi europei che non si presentano con  numeri cosi  severi, non in regressione e neppure stazionari se non nei quattro paesi sotto sorveglianza: Grecia, Irlanda, Spagna, Portogallo.  Di fatto si può dire che nel sistema finanziario Italia  c’è stata una decrescita pari almeno al 10% corrispondente  ad una svalutazione media dell’1,5°% sui sei anni sotto osservazione.

A fronte della decrescita dell’attivo si è avuta invece una crescita nei debiti: nelle imprese di 260 miliardi e cosi per i debiti del sistema privato, aumentati di altrettanto; i debiti del settore pubblico sono cresciuti del doppio, per una cifra vicina ai 500miliardi. Il tutto dà un dato complessivo di circa 1000 miliardi di debiti in più per tutto il sistema Italia rispetto al 31 12 2006.

Sarebbe bene che i commentatori politici impegnati , la stampa , gli economisti traessero le debite conseguenze e spiegassero un po’ a tutti gli italiani, nessuno escluso ed anche a chi è più capace di una lettura consapevole, che una situazione che si arrocca nella difesa ad oltranza dello statu quo è destinata prima o poi ad un tonfo precipitoso evitato drammaticamente non meno di due anni fa. E’ questo tra l’altro uno dei dati più critici che ci viene rimproverato, e non a torto, dall’Europa che, nel decennio passato, non è stata troppo attenta nel controllo dei parametri e su tante altre condizioni. La sola crescita del debito in Italia di certo non è stato un fattore di sviluppo, visto l’andamento della economia reale di questi anni. Quel che conta nel debito è, infatti, la natura della spesa sottesa . Nei casi virtuosi la spesa può ben esserci anche  legata ad un debito, come da anni si sostiene pur di  forzare i vincoli che ci vengono dall’Europa, se procura investimenti e pone le basi per una crescita ed un  sano sviluppo.

Sembra pertanto alquanto ottimistico il clima che si tende a creare con il richiamo alla modesta ripresa del Pil dell’ 0,4%/0,6% prevista per il 2014, ripresa che viene indicata come  giro di boa. E’ pur sempre un buon inizio ma è solo un  segnale flebile.

Il Ministro dell’economia che è persona di livello ha giustamente indossato il vestito della politica; forse deve recuperare con più determinazione anche quello del  suo ruolo di gran commis della Banca d’Italia, che ben conosce i dati, perché altrimenti in futuro rischierà di essere accostato ad un suo  predecessore che solo qualche anno fa negava la dura evidenza.

Non è solo con i pannicelli caldi che la situazione può essere sistemata.

L’Italia ha bisogno di ben altre scosse che forse  in questa fase non sono ancora possibili.  Ma va detto chiaramente agli italiani declinando anche i perchè. Forse le larghe intese non solo non favoriscono decisioni severe ma indeboliscono anche le iniziative serie che stavano timidamente anticipando segnali di cambiamento.[2] E’ noto ed arcinoto che il problema delle risorse in Italia ha tre punti nodali , recentemente  diventati anche argomento reiterato dei talk show: corruzione, economia sommersa ed evasione fiscale.  Fenomeni che alimentano risorse insane che incidono negativamente sulla finanza sana e sul riequilibrio delle finanze pubbliche.

Vanno affrontati come nodi strutturali prioritari.  Subito dopo, ma solo dopo, si possono anche agganciare  i grandi temi della riorganizzazione della società e dell’economia : tanti. I primi se non affrontati hanno il potere di generare a cascata un comodo alibi per quanti non intendono incidere con vigore sul tessuto organizzativo del nostro sistema sociale.

L’OCSE e le altre Istituzioni Europee ed Internazionali ci segnalano questi aspetti da anni ed in continuazione. I dati sono ormai arcinoti. Quanti  Italiani lo sanno ?

La lettura dei documenti Banca d’Italia che di fatto rassegnano la caduta del nostro sistema economico con l’esplosione dei dati non è operazione facile; una semplificazione descrittiva come quella che si sta tentando su queste pagine con il commento dei numeri più significativi potrebbe essere di aiuto e far capire ai cittadini la reale situazione del paese.

Le medicine da somministrare all’ammalato sono amare. Vanno date prima che  muoia ed in tempo. L’Italia è già in forte ritardo.

Ce lo ha ricordato di recente anche il Quarterly Outlook  della Commissione Europea:” I prossimi dieci anni saranno severi senza riforme che incidono sulla struttura della società “. Le riforme di cui si parla non riguardano, tra l’altro, pochi o determinati settori; sono di natura trasversale e riguardano il  tessuto complessivo  che non può più portare addosso  “se non nell’ottica di una solidarietà equa ” area di inefficienza, di improduttività ed a basso valore aggiunto” , aree di monopolio e  lobbysmi di ogni genere ora non più occulti ma portati ogni giorno alla luce del sole .

Il metro di confronto non sta dentro il territorio nazionale  ma nello spazio sovranazionale. E da qui occorre partire.

Link al volume della banca d’Italia

http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/pimecf/2014/sb07_14/suppl_07_14.pdf


[1] In altra occasione commenteremo i dati dei fondi Privati nei paesi dell’OCSE

[2] Non è un caso la presa di posizione del Sost. Procuratore della Repubblica di Milano , dott Greco, all’assise finanziaria in svizzera sul tema dell’autoriciclaggio tema sul quale lavora da un anno per incarico del Governo: “ autoriciclaggio  sparito dal tema della voluntary disclosure”. http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2014-02-04/greco-autoriciclaggio-sparito-dl-voluntary-speriamo-dl-sicurezza-163854.shtml?uuid=ABNiERu&fromSearch.

permalink  https://federda.wordpress.com/2014/02/06/sei-anni-passati-invano

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Le reti di impresa

Intervento svolto,nel mese di Nov 2011, nel corso di un convegno a Pompei sui sistemi organizzativi di impresa.

Due sole parole per presentarmi: da Condirettore Centrale del Banco di Napoli sono stato responsabile dei sistemi informativi. Alla luce delle competenze acquisite e maturate sul campo ritengo di poter contribuire a stimolare alcune riflessioni sulle materie che il convegno si propone di discutere e dibattere.

Trascuro volutamente tutta la parte oggetto delle altre relazioni , cioè normativa, strumentazione giuridica , differenze esistenti tra le diverse modalità di aggregazioni formali ed informali , istituzionali e non , ed il contributo della recente legislazione che intende favorire sul piano fiscale e contrattuale modelli nuovi di approccio al mercato.

Non vado oltre; potrei arricchire le citazioni ma intendo soffermarmi solo sul concetto di rete cominciando dalla sua etimologia.

Per rete si intende comunemente una serie di componenti, sistemi o entità, interconnesse tra di loro: la mente va subito alle reti della informatica, delle telecomunicazioni, dei mass media, cioè delle informazioni su carta stampata o on line, alle reti infrastrutturali , alle reti di insieme etc etc.

Tutte oggi si compongono di anelli circolari; su di essi si fonda il modello socio economico delle moderne società.

Le reti sono diventate e diventano via via sempre più essenziali in ragione della crescita del sistema di riferimento : regione, paese Italia, Europa , mondo , reti nella dimensione spazio- tempo. Lo diventano altresì in ragione dei valori del business rispetto ai quali si pongono in funzione di acceleratori connessi ai diversi stimoli che le determinano: convenienza, economicità, massa critica, concorrenza. Capirete di qui a poco le ragioni che mi hanno indotto e che mi inducono a questa riflessione.

Per formazione e deformazione professionale di consulente posso sostenere con certezza quanto sia più arduo e difficile lavorare sugli aspetti soft rispetto a quelli hard, cioè di natura strutturale.

In altri termini è più difficile operare sulle convinzioni e sull’approccio mentale degli uomini rispetto agli strumenti, ad esempio per tradurre in progetti societari ed organizzativi le regole che costituiscono la strumentazione normativa di ogni rango.

C’è però, in ogni caso, una rete a cui è possibile riferirsi verso cui tendere come modello virtuale; la  rete che oggi tutti conoscono, senza della quale non potremmo più vivere e forse neppure respirare: la rete delle reti, la www.

La rete www, modello di ampia democrazia, consente una straordinaria integrazione di ogni piccola monade , di ogni idea, di ogni azione , di ogni volontà, di ogni intrapresa capace di rendere un gruppo omogeneo forte a dismisura e di far conseguire efficienza, efficacia, robustezza di valore per il solo fatto di stare insieme.

Quando per traslazione del concetto occorre parlare di reti di impresa è a questa modello di rete che occorre guardare, con le necessarie correzioni; è a questa forza dell’insieme che si pensa ed alla quale occorre tendere, è a questa sinergia di intenti e di progettualità che occorre riferirsi in una interazione in cui ciascuno mette quanto di meglio e di utile ha nel suo dna imprenditoriale, professionale, tecnico , umano etc

E’ questo l’aspetto alto che occorre curare; ed è questo il target a cui gli imprenditori, animati dalla necessità di svilupparsi, di dover crescere , di dover fronteggiare, devono pensare.

Perché insisto su questo punto: perché è proprio nell’approccio mentale , culturale, genomico, caratteristica tipica dell’individuo del sud, quella carenza che spesso è dato di cogliere nelle professioni, nelle imprese, nelle istituzioni; quella di non saper coltivare ed apprezzare  il valore di questa opportunità offerta dal sistema “rete”.

Non sappiamo e non vogliamo decostruire per ricostruire o perché  innamorati dell’autonomia, della specificità, della individualità che immaginiamo essere la migliore o perchè gelosi, come siamo, delle nostre cose e delle nostre informazioni custodite gelosamente nel cassetto senza pensare che quelle stesse individualità, quelle stesse informazioni, arricchite da un contributo ulteriore, potrebbero veder crescere il loro valore intrinseco a dismisura.

Vi rinunziamo, talvolta, solo quando costretti dalle legislazione di convenienza , dagli stimoli delle opportunità fiscali, dal bando regionale del momento o da altra occasionale vicenda gestionale.

In quei momenti c’è un disegno concreto ed immediato legato all’obiettivo particolare realizzato attraverso forme e modalità giuridiche proprie che, talvolta, possono anche costituire l’anticamera di possibili nuove iniziative. Ma non c’è stata ex ante l’idea progetto di generare modelli di rete, come invece è augurabile possa accadere a valle di questo interessante convegno.

Talvolta le aziende sono sospinte nell’aggregazione da ragione di concretezza immediata che aiutano ad immaginare soluzioni nuove per mercati nuovi, per contesti nuovi, perché la dimensione piccola e media è un valore ma talvolta non ha le gambe per camminare da sola; perché occorre costruire una massa critica di rispetto per ogni sorta di negoziazione, perché occorre lavorare sui punti di forza di ciascuno, perché il nemico o amico da controbattere, da fronteggiare, è assai spesso più forte di te , perché la filosofia organizzativa anche delle imprese è oggi cambiata.

Talvolta c’è il pubblico, cioè la Pubblica amministrazione, che vuole e pretende un sistema di assieme o una soluzione a rete per suoi motivi di convenienza.

E se poi il momento relazionale si instaura con le banche può succedere, e tutti voi ne sapete qualcosa, che la spinta all’aggregazione è addirittura più forte. Il sistema bancario , infatti, oggi non destina che risorse residuali ai piccoli, peraltro mai adeguate ; riserva ai medi solo pochi servizi e di qualità non eccellente. Ed infine c’è da dire che le regole di governance nelle banche e fuori delle banche mal si adattano alle taglia delle imprese medie e piccole. Richiede, infatti, proposte  nuove e l’adozione di un modello innovativo condizione primaria per affrontare il tema dell’accesso al credito ed alle diverse tipologie di finanziamento.

Spero di aver indicato tutti i possibili motivi che spingono a creare le condizioni perché il modello delle reti di imprese possa diventare una nuova opportunità.

Penso, proprio, che la ratio vincente, quella strategica e durevole, sia fondata proprio sull’esigenza di individuare modelli organizzativi innovativi per stare sul mercato e competere con efficacia ed efficienza, modelli dotati di strutture adeguate, supportati da ogni possibile competenza e know how e, perché no, anche attraverso la dotazione di risorse strumentali che mettono al posto giusto le risorse di ICT e TLC, seppure in maniera condivisa, ma attraverso una forte riduzione di costi ed anche con lo sviluppo di opportunità non sempre immaginabili.

Il rapporto Mc Kinsey di quest’anno ,che suggerisco alla vostra lettura, ed il rapporto della Cap Gemini , altra società di consulenza sempre del 2011, hanno misurato il gap tra le società innovative e tecnologiche e quelle della graduatoria bassa in cui compare l’Italia in delta percentuali negativi espressivi di significative distanze, senza  fare distinzioni nel nostro caso tra le due Italie, cioè tra quella più innovativa e quella da Roma in giù.

Ho sottocchio due pezzi del Sole24ore che voglio qui citare, quasi integralmente, solo per far capire quanto attuale sia diventato il tema delle reti di impresa : “Spesso i cambiamenti epocali nella società avvengono senza rivoluzioni o grandi scossoni. Ci sembra questo anche il caso delle reti d’impresa, uno strumento giudirico nato un paio di anni fa che non aveva dividendo elettorale immediato. La scommessa era quella di aprire per la miriade di piccole e medie imprese la strada della crescita dimensionale, se non con le aggregazioni, almeno con un modello di collaborazione che salvaguardasse l’autonomia delle singole imprese e soprattutto degli imprenditori.

“Chi sin dall’inizio ha creduto a quella scommessa oggi comincia a vederne i frutti. Non solo in termini economici, con significative riduzioni dei costi che portano maggiore competitività e quindi più fatturato e più utili, ma anche con un cambio di mentalità lento ma generale che sta spingendo le banche a dare valore economico alla rete d’imprese”.

“E poi c’è l’altro anello della catena la cui complessità è destinata a crescere con Basilea 3 e con le prescrizioni EBA sulle patrimonializzazioni, che il modello delle reti di impresa può meglio fronteggiare rispetto agli assetti più comuni dati dalle strutture consortili, dalle associazioni temporanee ed altre soluzioni di più basso profilo organizzativo”

L’altra pezzo sempre sul Sole 24ore riporta le considerazioni della Marcegaglia : “Sono 200 i contratti di rete siglati che coinvolgono quasi 1.000 imprese in tutto il Paese. L’obiettivo é stato raggiunto con sei mesi di anticipo. Un traguardo ampiamente superato che ha visto la forte e convinta adesione delle imprese. I contratti di rete sanciscono alleanze fra imprese appartenenti a tutte le regioni italiane nei molteplici settori”.

Cosa c’è dietro a questo processo ed a questa progettualità tutti voi lo sapete bene:semplificazioni di procedure, normative più snelle, vantaggi fiscali , vantaggi di natura operativa , condizioni tutte a portata di mano, da mettere in campo con un lavoro paziente ma niente affatto complesso supportati soprattutto da chi in questi valori crede fermamente.

Ciò che dà al sistema di rete “il vero plus” è quel senso forte di integrazione e convinzione che aiuta a sviluppare diverse energie e motivazioni proposte dalla natura stellare della rete, orizzontale e non verticale come spesso si pensa e si dice, che può essere oggi agevolata da strumenti di tecnologia, su cui occorrerà una specifica sessione per parlarne, quali il “Cloud computing” e da modalità organizzative “ note sotto l’acronimo di open innovation” che danno all’insieme una forza “ che può essere definita dirompente”.

Lo dico con convinzione da ex responsabile dei Sistemi informativi della mia Banca; parlo di esperienze di parecchi anni fa nelle quali furono sperimentate, in tempi ancora poco maturi, soluzioni di reti che non erano di impresa ma di soli uomini che lavoravano per un stesso obiettivo con la sinergia e la metodica delle reti. E parlo ancora di un sistema di rete che allora vide all’opera , di fatto, quattro grandi aziende che operarono, attraverso un approccio di system integration, mettendo a fattor comune le loro migliori competenze in vista di un risultato unitario di grossa innovazione per quell’epoca ed impensabile per quel tempo.

I grandi Big dell’It operarono in un sistema di rete:IBM, Olivetti( dell’epoca), Sip ( dell’epoca ) e BBN ( Bolt Beranek and Newman- azienda di rete Americana) insieme a società di software e soprattutto insieme a tutto il personale dell’azienda calato sull’importante progetto di innovazione che arrivò nei tempi e con gli obiettivi stabiliti.

Vi ringrazio per l’opportunità e ringrazio il dott. ………per avermi stimolato in una idea che era già nel carnet degli approfondimenti professionali. Mi scuso per le mancanze inevitabili. Spero di poter meglio sviluppare in altre occasioni il dna coltivato scrivendo questo pezzo

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